Laureati da record in giurisprudenza

La mia lettera aperta al Direttore di Repubblica sui laureati da record


Caro Direttore,

già lo scorso 6 ottobre 2020 avevo commentato in un post su Linkedin il vostro articolo[1] sul dott. Dario Campesan, definito dalla Sua testata «laureato da record», per aver completato gli studi in giurisprudenza «in 3 anni e 8 mesi».

Oggi mi sono trovato nuovamente a leggere di altri due dottori che, lodevolmente, hanno terminato i loro studi in tempi inferiori a quelli curriculari[2].

Io trovo il tutto un po’ ridicolo.

Vede, caro Direttore, anche io mi sono laureato in 3 anni e 6 mesi, quindi meno del primo studente citato, e con il massimo dei voti. Nessuno però mi ha tributato gli onori della stampa.

Come me, moltissimi altri studenti hanno fatto lo stesso già solo il mio stesso anno e nella mia università.

Sono anche sicuro che in molti altri anni e altrove è successo lo stesso.

Con un minimo di malizia, allora, ci si chiede perché nessuno abbia dipinto me e i miei compagni come eccellenze al tempo (era il 2014).

Come diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso si ha ragione.

Ciò senza voler sminuire i meriti dei ragazzi citati negli articoli, ma solo constatando che, di fatto, alcuni siano stati menzionati come eccellenze ed altri no.

Una riflessione più seria da proporre, signor direttore, è invece quella relativa al numero elevato di studenti di giurisprudenza che hanno conseguito questo risultato.

Accade tanto di frequente da far pensare che, alla fin fine, un simile risultato accademico non sia oramai più da ritenersi tanto eccezionale o «da record».

Questa prima riflessione ce ne dovrebbe portare poi altre due.

Il rally pazzo sugli studi per correre veloce, ma non si sa dove.

Nel mondo della corsa alla carriera, ormai, è eloquente che si ponga l’accento soltanto sulla velocità di conseguimento e sulla gioventù del laureato, mentre meno o nessun risalto è dato alla serietà del percorso seguito dallo studente.

Nel primo articolo citato, infatti, tra le tecniche a cui si allude per “fare presto” si può rintracciare la per niente innovativa tecnica di “accettare tutti i voti”. Tecnica che, da giovane che dopo la laurea ha proseguito negli studi ed ha collaborato con cattedre e riviste per attività di ricerca, mi sento di biasimare.

Siamo proprio sicuri che correre sia opportuno a scapito della serietà del percorso?

Io stesso, tornando indietro, forse, spenderei più tempo in approfondimenti e riflessioni che mi hanno occupato in un tempo successivo, quando invece altre occupazioni li rendevano più difficoltosi.

La serietà di un percorso di studi che si può “tagliare” per diventare laureati da record

L’altra riflessione, più amara, riguarda invece proprio il percorso di studi delle lauree magistrali a ciclo unico in giurisprudenza.

Mi chiedo, infatti, se sia normale, per quanto a me sia stato utile, che non uno studente eccezionale, ma decine o forse centinaia di studenti possano completare gli studi in un tempo irragionevolmente inferiore a quello che l’università indica come ordinario per gli studi.

La costruzione di una classe di esperti di diritto, infatti, non è un compito di scarsa rilevanza pubblica, né può dirsi che l’ordinamento giuridico contemporaneo sia meno complesso di quanto non lo fosse in passato.

Non vi sono, quindi, motivi oggettivi, a mio avviso, perché un programma ministeriale pubblico possa indicare un tempo di riflessione come ordinario e poi ignorare il fatto che il tempo indicato risulti sfasato rispetto ai risultati conseguiti dalla popolazione accademica.

Cosa questi dati vogliano dire, naturalmente, è una valutazione più complessa, che non mi compete, ma mi sembrava giusto dare una sottolineatura su un punto: l’università che dovremmo volere, forse, non è quella dei velocisti, ma quella dei giuristi pazienti, degli studenti accorti, che sanno dare il giusto tempo al prezioso lavoro di riflessione sulle materie in modo da giungere maturi alle sfide che li attendono.


[1]https://www.repubblica.it/scuola/2020/10/06/news/il_laureato_da_record_cosi_in_3_anni_e_8_mesi_ho_finito_giurisprudenza_-301070726/

[2] https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/05/31/news/giurisprudenza_francesco_il_lauerato_record_110_e_lode_a_soli_22_anni-303627189/

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/02/news/federica_batte_tutti_laurea_lampo_in_giurisprudenza_in_tre_anni_e_sei_mesi-303850114/

Riccardo Fratini

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