Magistratura elettiva: il pamphlet

Gli Stati Uniti hanno optato sin dal 1948 per un sistema di magistratura elettiva ed eleggono i giudici secondo diversi modelli.

LEGGI IL LIBRO GRATUITO IN PDF

A distanza di quattro anni dalla prima stesura di questo libricino, soltanto per sottolineare come, dopo tutti i fatti di Bellomo, di Palamara, della Loggia Ungheria, di ombre gettate sulle correnti e sullo strapotere di queste ultime, di intrighi e giochi di palazzo che hanno in gran parte confermato i sospetti che molti nutrivano, oggi più che mai sono attuali le riflessioni che già da un po’ si proponevano in questo libricino.

Sullo stesso tema, inoltre, avevo avuto la bella occasione di fare un’intervista a uno dei professori più esperti sul tema negli Stati Uniti.

Insomma, il tema della magistratura elettiva merita una discussione.

Specialmente ora, che si parla di riformare il CSM, la giustizia civile e quella penale.


Abstract Magistratura elettiva

Il criterio per la selezione dei giudici è sempre stato considerato quello del “solo merito”, da stabilire prima con un concorso in sede di primo incarico, poi, dopo l’incardinazione, con giudizi dei supervisori magistrati e, in ultima istanza, del Consiglio Superiore della Magistratura.

Eppure questi magistrati ultra competenti ne combinano di tutti i colori.

Le Sentenze “anomale” sono moltissime e chiunque faccia la professione forense lo sa.

Ma i giudici sono “mostri sacri ed inviolabili” a cui nessuno può dire nulla. Gli avvocati insegnano ai loro praticanti ad essere sempre accomodanti con i giudici, a non contraddirli, a cercare sempre l’approccio giusto per compiacerli, anche quando fanno le peggiori stramberie. Lo fanno perché sanno benissimo che l’eventuale reclamo sarebbe giudicato da un altro giudice, che probabilmente metterebbe la solidarietà per il collega “oberato” di lavoro davanti a tutto.

Ora non è nemmeno detto che tale impressione che si ha sul mondo della magistratura sia effettivamente fondata su dei fatti. Molte volte essa è solo la conseguenza di un pregiudizio, anche perché nel mondo della magistratura ci sono tante persone di elevatissima caratura e la nostra storia lo dimostra. Il servizio che alcuni magistrati hanno reso alla Patria è fuori da ogni discussione.

Quello che non risulta piacevole è di doverci “sorbire” anche quelli che invece tale caratura non ce l’hanno o non ce la vogliono avere. E sono protagonisti delle più strampalate decisioni.

Ad esempio in una sentenza, che fece molto scalpore all’epoca, una donna che indossava dei “blue jeans” non vide riconosciuta la violenza carnale ai suoi danni perché l’indumento non sarebbe sfilabile senza la fattiva collaborazione di chi lo indossa. Dunque la ragazza che indossa i jeans ci sta, è consenziente e non è stata violentata perché non si può essere opposta con tutte le sue forze. Ovviamente che una donna possa rimanere paralizzata dalla paura non è stato preso in considerazione.

Nel gennaio 2009 fu annullata la condanna a un uomo scoperto a coltivare cannabis. Motivazione: le piante non erano ancora giunte a maturazione, dunque non rappresentavano un pericolo per la salute pubblica. Quindi i carabinieri dovrebbero aspettare la maturazione per intervenire.

La cosa si fa ancora più intricata poi quando sono coinvolti temi politici come la tolleranza verso minoranze etniche e culturali o un personaggio pubblico. In materia di accattonaggio, ad esempio, in un caso è stata annullata la condanna a una donna rom che aveva costretto il figlio a chiedere l’elemosina perché l’accattonaggio per alcune comunità costituisce condizione di vita radicata nella cultura.

In un caso un signore si rivolge ad un Presidente del Consiglio dei Ministri chiamandolo “buffone”. La Cassazione lo assolve perché non lo ha ingiuriato bensì ha svolto “utile critica sociale”. In un altro caso la stessa Corte confermava la condanna di un contadino che, stufo dei continui rutti del proprio vicino, lo aveva apostrofato come maiale.

Insomma decisioni discutibili e non da un punto di vista giuridico, ma politico, sociale, umano.

Dall’altro lato non si può non dare conto del fatto che i nostri giudici lavorano in condizioni che, con uno sforzo di eleganza, potremmo definire “difficili”.

Nella Sintesi della Relazione sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2016, il Ministro della Giustizia affermava che al 30 giugno di quell’anno i 5.113 giudici italiani avevano un carico di 3.820.935 procedimenti pendenti da sbrigare, con un costo complessivo a carico dei contribuenti pari a 7.743 milioni di euro.

Una vera “montagna di casi”.

Questo breve scritto non si propone di dare una soluzione a questo triste dipinto, ma di far riflettere chi legge, almeno in parte, sul fatto che non è poi tanto vero che i politici fanno le leggi e i magistrati le applicano. Tante volte sono questi ultimi che “se le inventano” un po’ a piacere, anche nello sforzo, magari nobile, di adattarle meglio al caso concreto che gli si pone davanti.

Ma se una parte di legge la fanno anche loro e non sono solo la bocca della legge, non sarà il caso che il popolo possa controllare cosa fanno questi signori?

Da qui la narrazione sulla magistratura elettiva.

Riccardo Fratini

Lascia un commento

Torna in alto
Chiama Ora